19 feb

QUANTO VALE LA PROPRIA LIBERTÀ?

Dispositivo dell’art. 2125 Codice Civile

Patto di non concorrenza

Il patto con il quale si limita lo svolgimento dell’attività del prestatore di lavoro, per il tempo successivo alla cessazione del contratto, è nullo se non risulta da atto scritto, se non è pattuito un corrispettivo a favore del prestatore di lavoro e se il vincolo non è contenuto entro determinati limiti di oggetto, di tempo e di luogo.

La durata del vincolo non può essere superiore a cinque anni, se si tratta di dirigenti, e a tre anni negli altri casi. Se è pattuita una durata maggiore, esse si riduce nelle misura suindicata.

 

La legge impone, invece, che il patto con cui si limita l’attività del dipendente dopo la cessazione del rapporto di lavoro sia contenuto entro determinati limiti di tempo, oggetto, territorio e che sia adeguatamente remunerato.

Circa la durata, il patto non può eccedere i cinque anni se riguarda i dirigenti ed i tre anni per le altre categorie.

Se dovesse essere pattuita una durata superiore, la stessa automaticamente si riduce al limite di legge.

Se, invece, non è prevista una durata, non è immediata la nullità dell’accordo, ma trova applicazione il termine di legge.

La giurisprudenza ha, comunque, dichiarato la nullità del patto in caso di compromissione di ogni potenzialità reddituale da parte del lavoratore: nessun compenso, per quanto cospicuo, può rendere valida la rinuncia ad ogni possibilità d’impiego.

Il patto è altresì nullo se la limitazione territoriale non è stata espressamente determinata.

In alternativa, o in aggiunta, ad una specificazione territoriale dell’estensione del vincolo, è ammessa l’indicazione della denominazione di imprese concorrenti.

Un aspetto che merita particolare attenzione è sicuramente il corrispettivo che deve necessariamente essere riconosciuto al lavoratore a fronte del sacrificio imposto.

In effetti, molte volte, la validità del patto è stata messa in discussione proprio in correlazione all’importo attribuito al dipendente.

Sono, infatti, nulli i patti che prevedono compensi simbolici o sproporzionati (al ribasso) rispetto al sacrificio richiesto al lavoratore.




QUANTO VALE LA PROPRIA LIBERTÀ?

Ho voluto riportare i passaggi più importanti di ciò che ormai troppo frequentemente mi capita riscontrare nei colloqui di conoscenza reciproca con colleghi che lavorano in Banca.

Vengono chiamati dai superiori ed “invitati” a firmare un patto che li vincola per almeno 3 anni e spesso per un risicato ritorno in termini economici in busta paga.

Perciò mi sono chiesto: quanto vale la mia libertà?  

Per quale cifra sarei disposto ad alienare la possibilità di decidere liberamente del mio futuro?

Si dice che tutto abbia un prezzo ma ci sono sempre eccezioni che confermano le regole e questo è proprio il caso.

Lavoro da circa 34 anni nel settore ed ho avuto esperienze molteplici sia come dipendente che come professionista indipendente.

Posso affermare con estrema serenità e trasparenza che ho sempre dato il massimo sul lavoro cercando di svolgere ciò che mi veniva proposto al meglio delle mie capacità. 

Per far questo però su una cosa non ho mai voluto transigere, è cioè la possibilità di poter scegliere con la mia testa ciò che ritenevo meglio fare in estrema libertà e cioè senza condizionamento alcuno.

La cosa che mi ha sempre dato fastidio e che tutt’ora mi manda in bestia è l’espressione “tu devi”, sia che mi venga detto in modo esplicito, ma ancor di più se la persona che ho di fronte mi impone questo dovere come se mi stesse facendo un favore 

Quindi nel momento in cui la mia capacità di scelta viene meno, o in qualche modo viene ridotta non c’è cifra che tenga.

Sono dell’idea che ognuno di noi debba sempre dare il meglio di sé e partecipare attivamente alla realizzazione del progetto in cui crede, mentre compito della mandante è quello di rendere sempre più interessante e coinvolgente per i propri uomini il progetto che porta avanti.

La scelta di restare, oppure di cambiare mandante, deve dipendere solo da me, senza condizionamento alcuno.

Ad oggi posso dire di essere veramente soddisfatto della scelta che ho fatto e che quotidianamente continuo a rinnovare.

Si, perché anche a me arrivano continue proposte dalla sempre più agguerrita concorrenza e cerco sempre di capire meglio di cosa si tratta, con la curiosità di conoscere l’erba del vicino per sapere se veramente è più verde. E se poi decido di non andarmene è solo perché posso scegliere di restare!

E per voi? Anche per voi è così?

Io ve lo auguro di cuore, ma se così non fosse non dormiteci sopra, contattatemi!

La mia è una proposta che, una volta ascoltata, vi darà la stessa possibilità: scegliere!! 

Ora tocca a voi…. 

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